

"...l'architetto non costruisce parti della città unicamente per sè..."
La responsabilità sociale di un architetto non è solo riconducibile alle proprie competenze tecniche.
Egli, infatti, attraverso il suo operato e le specifiche scelte progettuali, influenza l'intero contesto urbano e sociale in cui è inserito. Proprio per questo nessuna architettura è possibile senza una profonda conoscenza storico-sociale e la figura sociale dell'architetto non è riconducibile alla sua sola professionalità: nella sua azione confluiscono infatti storia, sociologia, conoscenza, società etica, politica ed estetica. Chi opera in ambito urbano, modificandolo, deve sapersi confrontare con le preesistenze disseminate sul territorio, che ne condizionano il progetto vincolandolo sin dall'inizio. L'architetto risulta essere, quindi, una figura emblematica dell'unitarietà dei saperi, in grado di dialogare con le grandi tendenze trasformative delle società in cui è chiamato a operare per poter leggere l'urbano al suo livello più complesso.
"...fine ultimo e inscindibile dell'architettura è la sintesi tra l'utilità e la bellezza..."
Se vengono considerate come disgiunte, le due categorie del bello e dell'utile o creano formalismo e manierismo oppure tecnicismo e macchinismo. Se congiunte, invece, brillano maggiormente e la loro vivacità ravviva l'estetica, perché colui che usufruisce di una cosa bella gode nell'utilizzarla; ma parimenti ravviva anche il carattere pratico dell'agire, che a mezzo dell'estetica s'irradia di eleganza e di leggerezza. L'architetto deve essere in grado di collocare l'utile all'interno della ricerca estetica, senza mai prescindere dal concetto di attualità e praticità.
Questa relazione fa dell'architettura una realtà unitaria che non può fondarsi sulle sole attività di fare e contemplare, nè il progettista può essere puro conoscitore dei materiali o costruttore in quanto tale: l'architettura finisce, quindi, per identificarsi come una relazione fra termini caratterizzati da una differente base teorica, e l'architetto deve essere tante e competenti figure messe insieme. Architetto è colui che crea una sintesi fra tutte le competenze che egli rappresenta; architetto è colui che domina le sue conoscenze ed è in grado di ricollegarle a un tutto: in lui le parti dell'architettura vivono come segmenti di un'unità che li precede e dà loro un senso.
"...l'architettura ben riuscita è in grado di far rivivere la funzionalità come piacere estetico, e l'estetica come qualità pratica. Il funzionalismo è tradizione dell'utile nel bello..."
I più grandi architetti della modernità sono quelli che hanno saputo declinare la bellezza in termini di utilità, e l'utilità in termini estetici. Non più dunque abbellimenti eccessivi o richiami baroccheggianti: si cerchi una produzione in grado di trarre parimenti utilità ed estetica, così da circoscrivere come inutile tutto quanto sia superfluo. Una sintesi della produzione in termini di essenzialità consegue necessariamente anche un proprio livello di economicità, da affiancarsi a quelli di estetica e utilità.
"L'architettura come fatto sociale", prof. Giuliano Della Pergola – Skira Editore, 1998
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